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Ha fatto molto parlare la polemica – sollevata da Mario Incudine e cavalcata, con la nota perizia mediatica, dal deputato ex Iena Ismaele La Vardera – sulla vendita di alcuni gadget ispirati alla immagine stereotipata dal siciliano mafiosi a bordo dei traghetti che attraversano lo Stretto.
E siccome i social e gli hashtag ormai dettano l’agenda politica, specie a livello locale, è intervenuta la Regione Siciliana che con voce tonante ha annunciato: “Mai più gadget che possano ledere l’immagine della Trinacria bordo delle navi da e per la nostra Isola”.
A dirlo è l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità Alessandro Aricò. Un assessore navigato e dinamico che ha preso la palla al balzo per qualche bel titolo.
Bene, benissimo. I gadget beceri per persone becere non verranno venduti sulle navi. Magari verranno acquistati su internet o in qualsiasi altro angolo della Sicilia, alla stregua dei gadget dozzinali che vendono a Firenze, come il grembiule da cucina con le parti intime del David in bella mostra.
Ma il vero problema della Sicilia è rappresentato dai gadget – dozzinali e ridicoli acquistati certamente da persone altrettanto dozzinali e ridicole?
Oppure il problema è rappresentato da quei gadget venduti su un mezzo di trasporto come il ferrabotto che ancora non è stato sostituito, dopo un secolo di attesa, da un ponte. Il problema è l’emigrazione, devastante e sanguinosa, che ha fatto perdere 190mila giovani alla Sicilia e li ha costretti ad accettare di pagare centinaia di euro per vivere in un buco pur di avere la possibilità di un contratto.
Il problema è lo stato delle scuole siciliane, con strutture vecchie e cadenti, e che non riescono ad arginare con i pochi mezzi a disposizione una dilagante evasione scolastica. Il problema è la munnizza presente anche nei luoghi più belli dell’Isola, vista con i miei occhi persino all’ingresso dell’Isola delle Corrrenti e che viene bruciata nelle campagne intossicando migliaia di cittadini. Ma ne parliamo solo quando viene Selvaggia Lucarelli a liscarci il pelo.
Il problema è lo stato dei nostri trasporti fermi ai tempi dei Borbone. Il problema è la mancanza di senso civico e quindi di orgoglio nell’appartenere a una cultura con secoli di storia e tradizione.
I gadget verranno rimossi. Verrano sicuramente venduti altrove, così come li ho visti in ogni angolo di Trinacria. Così come a Firenze vedo in ogni angolo i grembiuli da cucina con il pisello del David.
Avremo salvato la Sicilia?
Una certa antimafia di maniera, pronta a condannare con voce tonante la mortificazione dell’immagine della Sicilia, è stata la stessa che ha devastato la Sicilia stessa con sordidi giochi di potere, con leggi che hanno calpestato lo Stato di Diritto, con giochi politici squallidi.
Faremo come il professore di “Una storia semplice” che dal ferrabotto appena partito da Villa scruta l’orizzonte e dice: “Non si vede nemmeno, forse non c’è più”.