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Ce lo diciamo da anni ma il fenomeno non arretra, anzi avanzi. Il Sud si sta spopolando: migliaia e migliaia di ragazzi vanno via – nella migliore tradizione stereotipata “con la valigia di cartone” – per non tornare più.
Rimane sul tappeto un’emergenza. Molto peggiore dell’immigrazione: su questo tema ci si fanno – e spesso si vincono – le campagne elettorali mentre sull’emigrazioni giovanile non si fa buon gioco. Non interessa a nessuno, né alla politica gerontocratica né a una popolazione meridionale sempre più anziana e rassegnata.
Gli ultimi presidenti della Regione Siciliana non erano di certo dei giovani virgulti: Rosario Crocetta, Nello Musumeci, Renato Schifani. Spesso “veterani” della politica che non hanno amici, parenti e pari età “deportati” in massa nel Nord Italia, a insegnare in qualche sperduto paese della Val di Susa per sbarcare il lunario, o nel Nord Europa.
Eppure le dimensioni del fenomeno dovrebbero interessare i politici perché hanno un riverbero, forte, sull’economia. Nell’ultimo decennio abbiamo perso oltre 700mila giovani e le imprese – per il combinato disposto tra bassi salari ed età media elevata – non trovano personale, non riescono a formare apprendisti.
Negli ultimi dieci anni, scrive la mitica Cgia, è sceso di quasi un milione il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni: esattamente, 966.938 unità. Al Sud il ca- lo è stato di 762.025 soggetti (-15,1%).
Qual è la regione che ha subito la maggiore contrazione? Ovviamente la Sicilia con un meno 190.205 giovani (-15,3%). Gli under 34 sono scesi da 1.240.213 del 2013 a 1.050.008 di quest’anno. Questa la situazione per province: Messina, -28.816, -19%; Enna, -7.579, -18,1%; Caltanissetta, -11.684, -17%; Siracusa, -16.492, -16,8%; Agrigento, -17.693, -16,1%; Palermo, -50.094 -16,1%; Catania, -38.035, -13,8%; Trapani, -12.651, -12,3%; Ragusa, -7.161, -9%.
L’emigrazione è un problema per chi la subisce in prima persona, sdradicato e costretto a vivere lontano dagli affetti spesso non per arricchirsi ma per sopravvivere, per le imprese che non trovano lavoratori ma anche per il sistema pensionistico italiano.
Nei prossimi 5 anni quasi il 12% degli italiani lascerà definitivamente il posto di lavoro per limiti di età. Chi pagherà le loro pensioni? Come reggerà il “titanic” delle pensioni per dirla con Sergio Rizzo?
Domande inevase, da tutti.